
Vogliono soffiare vita nei cadaveri dei loro bambini morti
Le hanno portato via i sogni, raccolto parole da chi
ha sofferto su di sé la loro pena.
Hanno inflilano le dita nelle mutandine del suo cervello
in ogni pagina che ha scritto. La vogliono nuda.
Vogliono sapere chi l'ha creata.
Hanno cercato di piumare di nuovo l'uccellino.
L'avvoltoio con la sua testa insanguinata
succhiava umori
dentro la sua pancia,
Hanno studiato la sua forma,
le sue ragioni,
la sua stessa morte.
Mentre la loro madri giacevano in tombe tranquille,
imbellite da quell'ordinata, regolare ghiaia smeraldo
mazzi di fiori nel vaso della marmellata, hanno riesumato la mia.
Persino le conchiglie che avevo lasciato sulla sua bara.
L'hanno rigirata come un pezzo di carne sul carbone
per scrutare i segreti delle sue cosce consumate,
dei suoi seni rinsecchiti.
Le hanno tirato fuori le orbite degli occhi per scoprire cosa vedesse,
morsicato la sua lingua in piccoli morsi
per parlare con la sua voce.
Ma ognuno di loro assaggiava carne diversa,
mangiava organi distinti,
toccava altra pelle.
Insistevano nell'essere quello
che la conosceva meglio,
quella che aveva la ricetta giusta.
Quando uscì dal forno
l'avevano ripulita dalle interiora, pelata,
guarnita per bene.
L'hanno reclamata come loro.
E io che per tutto questo tempo pensavo
che più di ogni altra cosa lei fosse mia.
.Frieda Hughes.
Sylvia, ti libero.
Lascio che tu sia solo di chi ti ha amato, e non di chi è te.
Il sole inonda la stanza mentre scrivo e ho passato il pomeriggio a comprare arance e formaggio e miele e a sentirmi molto felice dopo due settimane di forte malessere, perchè ogni tanto riesco a vedere come dobbiamo vivere in questo mondo anche se la nostra vera anima non è tutta con noi; somministro in cucchiaini omeopatici la mia intensità e passione al mondo..posso offrire a tutti [..] i miei fantastici impulsi amorosi, in piccole dosi che non li feriscano e non li facciano star male perchè sono troppo potenti. Posso e devo farlo. Ho sperato in una notte di terrore che un amore tanto irrevocabile non mi legasse a te per sempre. Ho lottato a lungo per liberarmi come dal peso di un nome che poteva essere un bambino o un tumore maligno; non lo sapevo. Lo temevo soltanto. Ma anche se ho girato piangendo (dio, se l'ho fatto) e sbattendo la testa contro i chiodi, pensando disperatamente che se fossi stata in fin di vita, e avessi chiamato, tu saresti corso, ho scoperto quel che più temevo, nella mia debolezza. Ho scoperto che neanche tu hai il potere di iberarmi o restituirmi l'anima; potresti possedere decine di amanti, di lingue e di paesi e io potrei continuare a scalciare; ancora non sarei libera.
-Sylvia Plath. Diari. 6 Marzo 1956, martedì pomeriggio-
sole. sole arance e miele.
vivere. in questo mondo. dov'è l'anima? in quegli incontri. con chi ti sfiora. in parte legata ad altri mondi. in cerca.
passione. a piccole dosi. può ferire, può ferire. può terrorizzare.
un amore irrevocabile.
per sempre.
un bambino, un tumore maligno. il peso di un nome.
chiodi. chiodi che feriscono. chiodi che ti svegliano.
ed una richiesta di aiuto.
solo perchè quell'aiuto arrivi.
ma neanche un amore irrevocabile può liberare un'anima.
continuo a scalciare.
scalcio. scalcio. scalcio.
E non sono libera.
[tutto conta. conta che il tempo passi, conta che forse non è mai la sostanza a stravolgersi / quanto muti invece la scatola / conta che ci si guardi per strada - conta che ci si immagini assieme. conta che si vada comunque, sempre, avanti. ---è tutto tuo, boddy boy. tutto quello che vuoi è tutto tuo.]
Asce
sotto i cui colpi risuona il legno,
e gli echi!
Echi in corsa
dal centro come cavalli.
La linfa
affiora come lacrime, come
l’acqua che si sforza
di ristabilire il suo specchio
sopra la pietra
che cade e ruota,
un bianco teschio
mangiato da erbe filacciose.
Anni dopo
le incontro per strada –
parole aride e senza cavaliere,
battito di zoccoli incessante.
Mentre
dal fondo dello stagno stelle fisse
governano una vita.
.PAROLE.
“Come si perderanno le tue danze notturne – nella matematica?”
Nella musica? Nella speranza?
Nelle parole?
Nelle parole.
Cerco di risolvere – cerco di risolvere nelle parole.
Cerco di avere la poesia – cerco di capire la sua poesia – cerco di vedere tutto nelle altre parole – per avere poi qualcosa da dire . per sfuggirne.
Chi mai capirà davvero – chi mai pagherà il prezzo?
Uscirò e respirerò la bellezza di questo oggi, perché è la cosa che conta di più, e lo si dice sempre ma non lo si realizza mai fino in fondo.
Arriverà forse il riscatto per tutti gli errori, un giorno – o forse questi resteranno per sempre tali, senza possibilità di risoluzione.
Sarà davvero una grande colpa? Peserà più di qualunque altra cosa?
C’è davvero solo dell'errato nell’aver fatto qualcosa di sbagliato?
E poi cosa separa le cose errate da quelle che non lo sono?
Si avrà mai modo di far vedere quanto si vale?
Ma si vale mai davvero qualcosa?
Se al mondo esiste solo l’opinione – cosa mi darà mai la certezza di valere la pena?
“Un sorriso è caduto nell’erba.
Irrecuperabile!
E come si perderanno le tue
danze notturne. Nella matematica?
Salti e spirali così puri –
sicuramente percorrono
il mondo per sempre, io non resterò del tutto
svuotata di bellezze, il dono
del tuo piccolo respiro, il profumo
d’erba bagnata dei tuoi sonni, gigli, gigli.
La loro carne non sostiene relazioni.
Fredde pieghe dell’ego, la calla,
e il giglio tigrato, che si fa bello –
macchie, e un ventaglio di petali caldi.
Le comete
hanno da attraversare tanto spazio,
tanto freddo, oblio.
Così i tuoi gesti si sfioccano –
caldi e umani, poi la loro luce rosa
che gocciola e si sfalda
dalle nere amnesie del cielo.
Perché mi sono date
queste lampade, questi pianeti
che cadono come benedizioni, come fiocchi
esagonali, bianchi
sui miei occhi, le mie labbra, i capelli
e toccano e si dissolvono.
Nel nulla.”
6 novembre 1962
45 anni dopo, l’ho capita.
Perchè in fondo non si esce mai veramente, da quella campana di vetro.
Un attimo prima stai sorridendo, ed un attimo dopo il sangue del tuo sangue, la tua rivale, si porta via il tuo sorriso, tra accuse e sensi di colpa.
L'ho rifatto.
E un anno ogni dieci
Mi riesce-
Una sorta di miracolo ambulante, la mia pelle
Chiara come un paralume nazista
Il mio piede destro
Un fermacarte,
Il mio volto un anonimo, sottile
Lino ebraico.
Togli il drappo,
O mio nemico.
Ti faccio paura?-
Il naso, le occhiaie, l'intera sfilza di denti?
L'alito cattivo
In un giorno sparirà.
Presto, presto la carne
Che il sepolcro ha mangiato si sentirà
Abituata a me.
E io sarò una donna che sorride.
Ho solo trent'anni.
E come ho i gatti, posso morire nove volte.
Questa è la Numero Tre.
Che schifezza
Da annientare ogni decennio.
Che miriade di filamenti.
La folla che sgranocchia noccioline
Si accalca per vedere
Quando mi sbendano mani e piedi-
Il grande spogliarello.
Signori e Signore,
Queste sono le mie mani,
Le ginocchia.
Sarò pure pelle e ossa,
Ma resto comunque la stessa, identica donna.
La prima volta che accadde avevo dieci anni.
Fu un incidente.
La seconda volta ero decisa
Ad andare fino in fondo, senza possibilità di ritorno.
Mi dondolavo chiusa
Come una conchiglia.
Dovettero chiamare e chiamare
E staccarmi di dosso i vermi come perle appiccicose.
Morire
E un'arte, come qualunque altra cosa.
E io lo faccio magnificamente.
Lo faccio che sembra come un inferno
Lo faccio che sembra reale.
Si potrebbe dire che ne ho la vocazione.
E' abbastanza facile per me da farlo in una cella.
E' abbastanza facile da farlo e restarci.
E' il teatrale
Ritorno in scena in pieno giorno
A un posto uguale, a un volto uguale,
Allo stesso urlo goduto e animale
"Miracolo!"
Che mi ammazza.
C'è un prezzo da pagare
Per vedere le mie cicatrici, per
Ascoltare il mio cuore
-Perchè si, batte davvero.
E c'è un prezzo, un prezzo molto alto
Per toccare, per una parola,
O per un pò del mio sangue,
O una ciocca di capelli, o un brandello del mio vestito.
E' così, Herr Doktor.
E' così, Herr Nemico.
Sono il tuo capolavoro.
Sono il tuo bene prezioso,
Creatura d'oro puro
Che si scioglie in un grido.
Io mi volto e brucio.
Non credere che sottovaluti le tue cure.
Cenere, cenere-
Attizzi e frughi.
Carne, ossa, non ce ne sono più-
Un pezzo di sapone,
Una fede nuziale,
Una protesi dentale.
Herr Dio, Herr Lucifero,
Attento,
Attento.
Dalla cenere
Sorgo con i miei capelli rossi
E mangio uomini come fossero aria.
Sylvia Plath. Lady Lazarus
(traduzione di EricTheGoodSailor)
Perchè torno sempre qui.
Anche tu sapevi sorridere vero, Sylvia?
Ed ho iniziato Lettere di Compleanno.
In ogni maledetta poesia lui parla di Te.
Oggi ho poche parole. Che di lei forse non vi diranno molto. Ancor meno di loro.
Ma a me dicono tanto. Raccontano di un'altra storia d'amore, di anime che si riincontrano. Tra una vita e l'altra.
Sylvia qui sta parlando delle sue ultime parole, della sua morte. E la sua poesia finisce così.
Non mi riconoscerò, quasi. Sarà buio,
e il brillio di queste piccole cose sarà più dolce del viso
di Ishtar.
Sylvia Plath.Ultime Parole. Attraversando l'acqua.

18.8.2006 - 20:52
Sylvia Plath è una droga alla quale non so rinunciare. Ieri il richiamo della libreria è stato troppo forte, non ce l'ho fatta a resistere. Avevo promesso che questa estate non avrei letto o toccato una parola di Sylvia. E non ce l'ho fatta. Il primo pensiero, però, è di sollievo. Sollievo perchè quando leggo le parole del suo Diario rido e piango accorgendomi di quanto le sue frasi siano quelle che si formano nel mio cervello tutti i giorni, e che febbrilmente cerco di riportare qui. Leggo una frase. Sono io. Posso addirittura prevedere la frase successiva. Mi sento meno sola. Perchè a volte quello che fa più male è la consapevolezza che i tuoi, di pensieri, sono troppo malati. Troppo distanti dalla realtà. Troppo irreali, anche solo per esistere nel limbo tra il cervello e la parola. Sylvia e io ci saremmo capite. Alla grande. Ma poi ragioni su come è finita la sua vita. E ti prende uno strano formicolio alle gambe. Perchè chi ti dice che tu sarai più forte di lei? L'unica cosa che puoi fare è cercare di circondarti di persone che siano pronte ad ascoltarti quanto è il momento. E di darti qualcosa in cambio. Ma chi è disposto, poi? Cosa dovrei avere mai di così speciale e di valore da essere degna di qualcuno vicino? In fondo sono solo un'egoista. Come lei.
"Non amo, non amo nessuno all'infuori di me stessa. Questa sì che è una cosa sconvolgente da ammettere. Non ho niente dell'amore altruistico di mia madre. Non ho niente dell'amore assennato, realistico. Per dirla in parole povere e franche, io voglio bene solo a me stessa, al mio gracile essere con i suoi piccoli seni inadeguati, le sue scarse, limitate attitudini. Sono capace di provare affetto solo per chi riflette il mio stesso mondo. Non ho idea di quanto ci sia di sincero e autentico nella mia sollecitudine verso altri esseri umani e di quanto non sia altro che una falsa mano di vernice imposta dalla società. Ho paura di affrontare me stessa."
E se davvero fosse così?
"Posso scegliere se essere costantemente attiva e felice o introspettivamente passiva e triste. Oppure diventare pazza rimbalzando da un umore all'altro"
“L’agnello domenicale sfrigola nel suo grasso.
Il grasso
sacrifica la sua opacità…
Una finestra, oro santo,
il fuoco la rende preziosa,
lo stesso fuoco
che strugge sugna d’eretici
e stermina gli ebrei.
I loro spessi mantelli fluttuano
sulla cicatrice della Polonia, bruciata
Germania.
Non muoiono.
Uccelli grigi incalzano il mio cuore,
bocca-cenere, cenere di occhio.
Si posano. Sull’alto
precipizio
che un solo uomo svuotò in spazio
i forni ardevano come cieli, incandescenti.
E’ un cuore
l’olocausto verso cui cammino,
o figlio aureo che il mondo ucciderà e mangerà.”
sylviaplath.canto.di.maria
Com'è, allora?
Com'è scrivere poesie?
Com'è capire che fa meno male?
E’ solo una storia. Ma non la tua. E’ solo una storia, ed è solo la mia.
Qui è tutta la differenza che può essere.
Il tempo passa – le cose cambiano.
[Com’è che nella banalità della vita ritroviamo le verità più ultime? E’ come diceva oggi Pessoa – “Il mito è un niente che è tutto”]
Qualcosa resta ancora fra i denti, come un sapore che non potrà mai cambiare davvero.
Ma una canzone diventa quasi solo una canzone.
Hai vent'anni. Non sei morta, anche se lo eri. La ragazza che morì. E fu resuscitata. Bambini. Streghe. Magia. Simboli. Ricordati l'illogicità di quella fantasia. Lo strano scenario del ripostiglio dietro il bagno: la festa, la bestia e la caramella ripiena. Ricorda, ricorda: per favore, non morire di nuvo: fai in modo che ci sia almeno continuità -un nucleo compatto- anche se la tua filosofia dev'essere sempre una dialettica dinamica, in movimento... Quanti futuri - (di quante morti diverse posso morire?). Quanto sono bambina? E adulta? E donna? Le mie paure, i miei amori, i miei desideri - vaghi, nebulosi... Amare, essere amata. Da una persona. Dal genere umano. Ho paura dell'amore, del sacrificio sull'altare. Voglio pensare. crescere, spiccare il volo senza paura: per favore, per favore.
Sylvia Plath. 14 novembre 1952. I Diari
La ragazza che morì. E fu resuscitata. Magia. Simboli. La festa, la bestia e la caramella ripiena. Quanti fututi? -Quante morti?- Quanto bambina? Quanto donna?
Vent'anni. Trenta. Polvere.
Poco importa.
Infinite morti, e voglia di spiccare il volo.
[ Sylvia ]
" Viscerale, piena, e in tutta quella morte che l'avvolge, profondamente viva. "[ Ted ]
Grazie a lui " oltre a Beatrice, dopo Laura, un altro nome si aggiunge al pantheon della lirica d'amore : Sylvia. " .[ Sylvia e Ted ]
" Ted ha vissuto la morte, Sylvia ha ammazzato la vita. Sono una cosa sola."[ suoni nel vento ]
Sylvia Plath, Ryan Adams[ immagini in movimento ]
Sylvia, Christine Jeffs[ Sospiri di inchiostro ]
Sylvia e Ted, Erica Wagner[ colpi di fulmine]
Lady Lazarus[ Pensieri ]
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